la non fiera delle vanita'
sveglia, inutilizzata.
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bisognerebbe smetterla di prendere quelle maledette olive peruzza. un barattolo dura un giorno.
di luca trovato positivo all'epo. un peccato, ma d'altra parte si sa, ci sono in giro un sacco di belle corse, e lui non è certo un santo.
ah! opera scarica automaticamente i torrent, tutto da solo? cazzo. potrei cambiare browser dopo 15 anni di onorato servizio.
i fichi d'india non m'hanno mai fatto ridere. neanche pozzetto. per non parlare di boldi, mai. colorado caffè, niente. tutto il bagaglino, mai fatto ridere nemmeno quello.
e adesso aspetto che me ne vengano in mente altri per allungare la lista.
è ormai qualche anno che il cibo è di moda. chef raffinatissimi con ghirigori di merdine, mousse, arie, liquidi non liquidi, gelatine calde.
neanche questi scherzano un cazzo, innanzitutto la ricetta fondamentale di una filosofia. poi quella per cui li ho trovati. quindi la loro versione di quello che ho mangiato stasera. infine il canale intero, dove andrò a studiare altre fini speialità.
e inoltre, una voce assolutamente tagliata per il ruolo.
il papa s'è rotto il polso. ma come? non era dio in terra?
alle volte le cose succedono solo perché le pensiamo. ad esempio, è stato solo poco fa che si parlava di cantine allagate nella sfigopoli e nel suo hinterland; l'altro ieri sera, di riflusso, la cosa mi s'è riproposta in testa, chiedendomi cosa potrebbe essere stato delle cantine di cicvis in seguito ai nubifragi di qualche tempo fa.
in quel preciso momento, quando cioè me lo sono immaginato, è anche successo.
ieri sera quindi, con la scusa di portar giù roba diventata ingombrante e inutile, con la piedona s'è effettuato un primo sopralluogo piuttosto casual ai bui e maleodoranti anfratti di cicvis, calpestando il solito strato di bacherozzi morti, à la indiana jones.
uno sparso dito di acqua stagnante a chiazze, come da copione, con le chiazze più fonde in direzione nostra cantina, come da copione. disastro, e si sa, i disastri sono sempre peggio di come ce li si immagina.
niente di grave, per fortuna. niente di grave se si esclude il macero della mia collezione di seimila magliette lasciate incautamente per terra in un grosso cartone da traslochi.
dio. le mie magliette! lì dentro c'erano quelle di cui avrei potuto fare a meno in questo periodo di reggia. c'era quindi il grosso gruppo delle immettibili perché orride o distrutte o inutili o doppioni, e il piccolo gruppo delle immettibili perché sacre. la maglietta del primo concerto in italia dei pearl jam (don't give up), la maglietta di washington for president '88 (che dimostra come già all'epoca frequentassi i negozietti di melrose, tsk tsk), la primissima maglietta ecru delle mucche, la maglia rossa 49ers #16 di joe montana, l'incredibile canottiera blu bordata rossa della pallacanestro valtesse, alcuni cimeli targati panavision... mio dio.
mia madre al telefono mi ha subito tranquillizzato: "guarda che la muffa non viene più via". si riferiva alle macchie, perché se si fosse riferita all'odore sarei potuto morire. che poi, non che fosse esattamente odore di muffa. sapeva più chiaramente di merda, merda mischiata a vomito e topo morto. eh già, pun-gen-te.
rimboccate le maniche, tappato il naso, asciugate le lacrime, ho infine trasportato magliette percolanti liquido biohazard dalla cantina alla lavatrice, ed ho iniziato il lungo percorso di redenzione. o meglio, catarsi. o meglio, disinfezione.
il resto, quelle robe di legno che si stanno sciogliendo, ho fatto finta di non vederlo.
percolare deve essere il verbo dell'estate. salute.
tipico di mio padre, che vive in una specie di limbo tutto suo, anni fa dichiarò: "quel michael jackson è un bravo ragazzo, ho sentito una sua intervista, non prende droghe, fa una vita regolare, una persona a posto, soprattutto rispetto a tutti gli altri, sai, nel loro ambiente".
eh già, adesso ogni volta che sento qualche aneddoto in radio tipicamente riguarda o la sua vita sessuale con le scimmie, o gli scandali milionari di quando si faceva gli adolescenti, o i bordelli che ha fatto con la sua faccia e il suo corpo, o i figli in provetta con presunte infermiere, o la marea di pillole che calava, o qualsiasi altra cosa non esattamente da bravo ragazzo e da persona normale.
io mj l'ho persino conosciuto, un'affermazione un po' forte, da prendere con le pinze, ma quasi e praticamente vera.
erano i miei anni d'oro da lavacessi nello studio più famoso d'america, in sunny california. un giorno arrivarono da scaricare un centinaio di pizze di 24 traccie. una pizza di 24 tracce pesa qualche chilata, e un centinaio non sono cosa che si trasporti divertendosi. erano le tracce del nuovo e ultimissimo disco di michael, che stava facendo fare alle pizze, da qualche anno, il tour mondiale degli studi di registrazione.
che problema hai, amico? ora non ricordo, ma anche supponendo che le pizze fossero accoppiate a due a due per farne dei 48 tracce, si parla sempre delle registrazioni di un duecentocinquanta canzoni. tre anni di lavoro, caterve di canzoni registrate, entrare e uscire da tutti gli studi del mondo, per un solo cd? senza contare che lui stesso possedeva uno studio di registrazione allo stato dell'arte. nonsense.
intendo dire: perché in maggio scegliere di dover andare al record one e poi in settembre credere che non si possa fare a meno del track plant e poi in gennaio dell'anno dopo avere bisogno del village? confusione.
la presidente dello studio, la potentissima vecchia carogna, conosceva perfettamente i propri clienti e a michael aveva fatto comprare una cesta da 200$ di giocattoli per bambini. uno studio da 3000$ al giorno con una lounge extralusso e giocattoli per bambini ovunque.
in due mesi di studio s'è vista qualche volta quella leggenda di bruce sweden, alla faccia di andy wallace senza ombra di dubbio il più mitologico e iconico sound engineer di sempre.
bruce aveva i suoi cavi, collegati direttamente nello studer, senza passare dal via. aveva le sue casse, delle westlake custom con tutta una protezione di spugna attorno. aveva quei pre blu valvolari danesi costosissimi. aveva fatto mettere un microfono sempre pronto. ovviamente era un brauner.
michael s'è presentato una sola volta in pompa magna.
se pompa magna si può chiamare la demenza totale di un malato mentale. è arrivato alle 6 del mattino, esigendo l'orario per motivi di privacy. ha richiesto di entrare dal retro. aveva due limousine e una caterva di buttafuori. dalla limousine alla porta d'entrata gli hanno fatto una passarella umana proteggendo la sua camminata con degli appositi lenzuoli. una volta dentro non s'è fatto vedere da nessuno. se n'è andato dopo forse neanche un'ora.
non è che lo abbia veramente conosciuto, però ero lì, e ricordo lo scetticismo di tutti gli addetti ai lavori. eccetto la presidente, per lei era oro colato, ovviamente.
più in là nel tempo, in un altro studio, dalla magica bocca di bob, sentii uno dei suoi incredibili aneddoti, risalente a quando faceva da produttore a mccartney. il favoloso raccontava di come anni prima, mentre collaborava con mj, lo stesso mj gli avesse chiesto come investire i soldi. paul gli aveva risposto che comprare i diritti di vecchi cataloghi era una buona idea.
"i couldn't believe that fucker kept my advice and used it to buy my music"
mio fratello è figlio unico. mi sono addormentato, ma elio germano è forse l'unico attore decente che abbia visto negli ultimi 20 anni.
ormai ci siamo un po' abituati all'idea che quel figlio di puttana di warhol avesse ragione: il concetto che nel 2009 venga concesso a tutti un quarto d'ora di fama è dato per buono.
e sia.
il problema è: ma il mio me lo sono già giocato???
"giuocato"
(czg.)
io odio guidare con il caldo.
la gente è distratta, irascibile, nevrastenica, arrogante, pretenziosa, irrispettosa, distratta, inosservante, isterica, inadempiente, supponente, distratta, nervosa, collerica, irritante e irritabile.
ho detto distratta?
leone77 in l'unico vero grosso ...
MedeaFunesta in gli artic monkeys no...
MedeaFunesta in il dizionario delle ...
RHINN in il dizionario delle ...
camicamomilla in in questo periodo se...
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